Lake of Voices

Friday, October 28, 2005

Aggiornamento: a Polly

Mi veniva da piangere, per il commento.
Sul serio.

Come va lì?
Mi manchi da far Schi(f)o.

Quando torni?

Qui inizio ad ambientarmi. Tra poco torno a TV.
Settimana prossima ti mailo.

Giuro.

Thursday, September 15, 2005

Arcadia

"Certo di poterlo sfiorare, fissa quello spiraglio, amico mio,
finché le vuote pupille non smetteranno di sanguinare.
Ogni lacrima che versi é una lacrima versata per te.
Ogni lacrima versata per te é un istante senza sofferenza."

Certe persone le riconosci subito.
Le senti, con una specie di settimo senso. Ne avverti la presenza.
Spesso sono intorno a te, e quando é così te ne accorgi all'istante, basta uno sguardo, una frase, anche un solo, apparentemente inutile, silenzio.
Un silenzio, e capisci che qualcosa é diverso.
Che rispetto agli altri c'é qualcosa in più.
Un filo sottile ma indistruttibile, un filo che ti lega, aldilà delle idiozie quotidiane.
Della quotidianità che troppo spesso annebbia la mente.
E' come respirare a pieni polmoni l'aria di montagna, quando scopri che c'é anche chi non si limita a sbattere a caso contro persone e situazioni.
Chi si brucia le meningi nel tentativo di capire.
Capire.
Cercare di capire le stesse cose, sentire le stesse cose, pensare le stesse cose.
Soffrire e gioire allo stesso modo.

I Greci lo spiegavano bene.
"Simpatia", avere le stesse emozioni, soffrire insieme.
Significato troppo diverso e distante da quello comune, quello della gente che sbatte e basta.
Noi invece quanto Ci sbattiamo? Quanto Ci facciamo male? Quanto?
Troppo, veramente, ma non possiamo farne a meno.
Ci facciamo male, troppo, noi che siamo nati nell'Arcadia.
Noi, originari dell'Arcadia, troppo diversi dagli altri.
Siamo alieni nello stesso mondo, ed é per questo che i nostri battiti sono sincronizzati. Siamo un'unica entità divisa in più parti.
Siamo un popolo reietto, siamo qualcosa che va oltre.
Oltre, oltre, oltre l'asfalto bollente, oltre il cemento armato, il monossido di carbonio, i raggi ultravioletti, andiamo oltre.
In un mare di meduse inermi, siamo qualcosa che dà i brividi.
Spesso spezziamo il fiato, spesso lasciamo interdetti, spesso sembriamo semplicemente fuori dal mondo.
Ma noi ci sentiamo.
Ci percepiamo.
Noi abbiamo in mente il nostro mondo, il migliore dei mondi possibili.
Ma viviamo in un mondo inconcepibile.
Insensato.
Per questo ci é così facile percepirci, e così difficile avvicinarci.
L'Arcadia ora é solo cenere, noi superstiti, così sospettosi, sanguinanti, spaventati.
Proiettati via e sparpagliati a caso. Mischiati assieme a corpi senza vita.
La nostra Diaspora é stata una catastrofe.

Rivogliamo la nostra terra.

Monday, September 12, 2005

Father, can you hear me?

Sembra che qui tutti siano naturalmente portati a trascendere ed estremizzare le cose.
Si tratta soltanto di parole e pensieri, cazzo, astrazioni che possono concretizzarsi solo nel più assurdo e inimmaginabile dei casi.
C'é una persona qui vicino, vicina geneticamente, che, nel bene e nel male, sovraccarica la propria immaginazione di voli pindarici.
Anch'io sogno, viaggio al di fuori di quest'anima, lo facciamo tutti, chi più chi meno, é umano, fino ad un certo punto. Solamente fino al punto in cui si rimane saldi sulle proprie gambe, per quanto stanche.

Lo si sa, che la vita riserva in continuazione accoltellate e carezze, che, a volte, l'improbabile diventa palpabile come la più naturale delle verità, ma c'é un confine estremamente difficile da non notare, tra l'essere ed il non-essere.
E' elementare, le due cose si escludono a vicenda, non si possono confondere.
Cose che non sono ancora accadute, e che forse non accadranno mai, positive e negative, appaiono ormai come qualcosa di scontato, di inevitabile.

Comincio ad odiare chi diagnostica malattie senza vederne i sintomi.

Non mi sono ancora portato via Lei, non ho ancora la testa spaccata per vendetta, non ho ancora un proiettile piantato nel cervello, non ho ancora trapassato nessuna vena, niente di tutto questo.

Sono qui, immobile come una pietra, sotto la pioggia e sotto il sole.

Sunday, September 11, 2005

Evening 1

E' qualcosa di incontrollabile, un bisogno che si insinua nella mente ed accende miliardi di candele, miliardi di luci ad illuminare la vera essenza dei pensieri, delle sensazioni, delle idee che rimbalzano come schegge da una parete all'altra del cervello. Un istinto irrefrenabile, feroce come quello di un leopardo ferito a morte, paura, dolore, rabbia, disperazione, il bisogno di squarciare l'aria con un ruggito, crepare la carta con dell'inchiostro.
Una sorta di difesa estrema, creata dal sanguinante spirito di autoconservazione, sopravvivenza, per non implodere in un microscopico puntino nero, per non annegare nella propria memoria.

Dalle mie dita scorre un fiume di voci, che traccia gole e vallate nei silenzi immotivati, la Terza Voce, per mesi assopita, torna a tuonare dai cieli più neri.
Dai mari più violenti, dalla terra rovente, dai venti senza tregua, torna rinata.

Ecco di nuovo la Voce avvelenata.

Day 1

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